Branded content: perché stanno conquistando il web?

Branded content: perché stanno conquistando il web?  C’è un universo che prende piede e che guadagna spazio nel mondo del web. Questo universo risponde al nome di branded content, e rientra nelle nuove content strategy che nel 2014 hanno caratterizzato aziende più o meno importanti.

Tradotto nella lingua dei comuni mortali? Le persone sono stanche di contenuti che interrompono il flusso: internet è un grande contenitore di immagini, testo e video. Gli utenti hanno preso confidenza con questo mezzo e sono diventati indifferenti nei confronti della pubblicità che spezza la naturale fruizione.

Meno interruption marketing e più inbound marketing, meno pubblicità che rovina l’esperienza multimediale e più storytelling con contenuti brandizzati che si mescolano con la linea editoriale di una piattaforma. Questo è il concetto di branded content: creare e distribuire contenuti che siano in grado di comunicare i valori dell’azienda.

Non si tratta, come suggerisce Alessio Scuratti, di semplici spot pubblicitari che sponsorizzano un prodotto, un servizio o un’offerta: parliamo di contenuti visual o testuali capaci di coinvolgere l’utente su determinati temi. Temi, appunto, vicini all’azienda.

 

Logica Inbound Marketing

Chi si occupa di branded content, quindi, deve seguire il proprio target per capire qual è l’argomento da affrontare, qual è il canale preferito (video, audio, articolo, infografica), quali sono i valori utili. Poi deve diffondere il contenuto e creare qualcosa che sia all’altezza della logica inbound marketing. Una logica che, appunto, non spinge contenuti verso l’utente ma fa in modo che sia l’utente stesso a cercarli. Proprio perché risponde alle sue domande, alle sue esigenze di informazioni ed emozioni.

Il primo esempio di branded content arriva dalla sinergia tra Pepsi, storico band alimentare, e Chevrolet. L’idea è semplice: travestire un pilota come Jeff Gordon da semplice cliente e testare un’auto – una Chevy Camaro – filmando la reazione del venditore.

Qual è il senso di questo prodotto? C’è un prodotto in vetrina? No, i brand sembrano quasi scomparire dietro all’ilarità della storia. Ed è proprio questo il motore portante del concetto di brandend content: il video ha il marchio delle due azienda – è brandizzato – ma in realtà racconta una storia che ha dei contatti poco consistenti con l’anima commerciale del prodotto.

 

Non deve vendere: deve raccontare

Ma un simile contenuto ha un obiettivo differente: non deve vendere, deve fare in modo che il brand si espanda nel web e diventi virale. Deve raccontare una storia, ed esistono modi differenti per toccare l’attenzione delle persone. Le storie possono essere divertenti come il test drive, ma possono anche toccare sentimenti diversi. Guarda l’installazione di questa fermata: Lo schermo mostra delle scene surreali che si sovrappongono a quelle della strada di fronte. In questo modo sembra che stia arrivando una tigre o che sia atterrato un meteorite. O magari gli ufo. C’è stupore, a volte c’è una punta di sgomento (forse non proprio paura) ma il concetto chiave è questo: non c’è segno del messaggio pubblicitario. Solo un piccolo richiamo al brand, ma tutto questo ha un senso: creare dei contenuti brandizzati che creino engagement, passaparola, condivisione.

 

Trend per il futuro

Secondo Buzzfeed, uno dei grandi nomi dell’editoria online, non ha dubbi: uno dei trend del futuro sarà proprio la creazione di video capaci di raccontare storie. Infatti questo portale ha investito e investe numerose risorse in questo settore. E i risultati non si fanno attendere:

BuzzFeed’s partnership with Friskies for their “Dear Kitten” commercial has earned over 15 million views on YouTube and is one of the most successful brand videos to date (fonte).

Grazie alla partnership tra Buzzfeed e Friskies è nato il tormentone “Dear Kitties” che ha guadagnato oltre 15 milioni di visite, ottenendo un buon posto tra i migliori branded content video. Cosa significa questo? Gli utenti hanno voglia di storie e non di pubblicità, ma per creare un video su Youtube (anche i famosi tutorial) non basta avere la strumentazione: ci vogliono le idee!

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