Very Bello: dove siamo diretti?

Very Bello: dove siamo diretti? Ormai la notizia è sotto l’attenzione di tutti: Very Bello, il portale legato agli eventi che ruotano intorno all’Expo, è stato inondato dalle critiche. Critiche in alcuni casi costruttive, in altre feroci e senza alcun fondamento, ma tutte legate a un punto condiviso. Ovvero l’inadeguatezza di un simile lavoro per un progetto così ampio e articolato.

Facciamo un passo indietro: qual è la storia di Very Bello? Questo sito dovrebbe essere una sorta di agenda digitale – indirizzata ai turisti e agli italiani – nella quale inserire tutti gli eventi paralleli all’Expo. Il progetto è stato presentato con grande soddisfazione da Dario Franceschini, Ministro dei Beni Culturali e del Turismo, ma dopo pochi minuti sono arrivate le critiche.

 

 

Perché criticare Very Bello?

Semplicemente perché un progetto web legato a un evento così importante come l’Expo non può essere trattato con tanta superficialità. Very Bello si è presentato come un prodotto scadente, confezionato senza cura, assolutamente inadatto alla spesa indicata da Franceschini (35.000 euro).

I difetti di questi portali abbracciano l’aspetto tecnico e quello creativo. In primo luogo è stata registrata la mancanza della lingua inglese e delle caratteristiche indispensabili per gli ipovedenti. Come copertina c’era un’Italia orfana di Calabria e Sicilia, e la registrazione del dominio è stata attribuita a un privato pur essendo un progetto governativo. Certo, si stanno risolvendo i problemi. Ma solo ora. Solo dopo una pessima partenza.

Tutto questo senza dimenticare gli errori dal punto di vista SEO, l’usabilità carente e un design misero rispetto alle moderne possibilità. Poi il nome: Very Bello. Veramente è questo il modo migliore per presentare un sito così importante, così rappresentativo? La risposta è stata data anche da Riccardo Luna: caro Ministro, ha sbagliato. E ha sbagliato anche molto.

 

 

Il web in Italia

Qual è la proposta di Riccardo Luna: chieda aiuto a noi, chieda aiuto ai digital champion – riferimenti digitali sul territorio per le pubbliche amministrazioni – che la aiuteranno con piacere a migliorare questo sito. Bella idea, purtroppo però è simbolo di un’Italia che da un punto di vista istituzionale ancora non ha capito qual è il ruolo del web.

Ma soprattutto non ha individuato il significato di qualità nel mondo del web. Oppure lo ha capito ma non riesce a scrollarsi di dosso quel sistema di piaceri, rimandi, commesse indirizzate verso fornitori e professionisti che non sono adatti a concludere lavori così importanti.

Dopo un progetto Italia.it praticamente fallito si continua a puntare su un web poco serio, tenuto insieme con il nastro adesivo. Ci miglioreremo strada facendo sembra dire il Ministro quando ironizza sulle critiche. Ma non c’è niente da ironizzare perché un lavoro fatto male è sinonimo di fallimento. E non stiamo parlando di dettagli, di piccole attenzioni che fanno realmente riferimento a delle note riscontrate solo da esperti del settore: stiamo parlando di un sito rivolto a persone che arrivano in Italia per l’Expo che non aveva la lingua inglese.

Certo, il web è fatto anche di condivisione del sapere. Ma è veramente tanto auspicare che per una volta i soldi pubblici vengano utilizzati a regola d’arte? Eppure le eccellenze in questo settore non mancano: ci sono professionisti in ogni settore che potrebbero garantire lavori nettamente superiori. Ma dopo Italia.it e Very Bello c’è anche un altro caso da registrare.

 

 

Passiamo all’Expo

 

Fonte: https://www.expo2015.org / immagine visibile al link: https://bit.ly/1ywe2qC
Fonte: https://www.expo2015.org – immagine visibile al link: https://bit.ly/1ywe2qC

 

Diamo attenzione al progetto web Expo: un progetto che ha avuto il coraggio di condividere su Facebook dei rendering realizzati con un’attenzione grossolana. Ma solo per usare un eufemismo. In realtà queste immagini sono diventate il nuovo tormentone tra gli addetti ai lavori che hanno chiesto a gran voce: “Come è possibile pubblicare immagini simili per un progetto così importante?”.

Anche in questo caso non si tratta di critica feroce, ma solo di buon senso nei confronti di un lavoro che dovrebbe essere portavoce dell’eccellenza, del Made In Italy. E invece ci ritroviamo immagini scontornate senza attenzione, personaggi duplicati, sfondi poco curati e che dovrebbero essere nascosti nelle cartelle di un utente alle prime armi con Photoshop.

E invece rappresentano pubblicamente l’Expo, quindi l’Italia. Perché non possiamo contare su una professionalità diversa? Perché ogni lavoro che viene pubblicato nel mondo della grafica e del web – da un punto di vista istituzionale – deve sempre presentarsi come un cantiere a cielo aperto?

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